Riflessione sui dati

Questo sito non ha alcuna pretesa di completezza o di scientificità.  E’ un lavoro volontario, basato su informazioni pubbliche (siti internet), intercettate con sistemi automatici e inserite manualmente.

Inoltre sulle notizie disponibili (che non coprono tutti i casi identificati con altri metodi) viene applicato un ulteriore filtro che esclude dal sito le notizie di persone morte mentre si recano al lavoro. Questo filtro probabilmente spiega in buona misura la grande differenza tra il numero di decessi qui descritto e il numero – molto più alto – riportato nelle statistiche ufficiali.

La scelta di riportate solo i casi di morte avvenuta sul posto di lavoro è arbitraria ma serve per dare maggiore enfasi alle morti che sono avvenute proprio mentre si stava svolgendo la propria attività quotidiana principale, in un contesto che dovrebbe garantire la sicurezza fisica della persona che la svolge.

Con queste doverose premesse, i dati dei morti sul lavoro su base mensile sono quelli mostrati nella colonna di destra del sito sotto la dicitura “Quando” e che qui sotto sono riportati in forma grafica:

msl

Il sito è aperto da solo un anno, un periodo che non consente di trarre conclusioni significative sull’andamento.  Sembra esserci una flessione nel numero medio mensile dei morti  dal 2008  (40) al 2009 (30).  Ci auguriamo che i prossimi mesi confermino questa tendenza positiva, anche se potrebbe pesare l’esaurimento dell’effetto Thyssen, con un affievolimento della attenzione dei media (che sono la fonte dei nostri dati) al fenomeno delle morti sul lavoro.

L’altra suddivisione dei casi adottata in questo sito fa riferimento alla regione e al settore lavorativo. Anche quest’ultima suddivisione è abbastanza arbitraria ed imprecisa, perché è basata su una interpretazione delle scarse informazioni disponibili. Pur nella non scientificità del metodo e pur scontando gli inevitabili errori di una analisi di tipo amatoriale, i dati confermano quanto si intuisce leggendo i giornali e che cioè si muore sul lavoro principalmente in due settori: edilizia e agricoltura. Il dato socialmente più grave sembra il primo, perché nel secondo la maggior parte dei casi riguarda agricoltori morti mentre arano il proprio terreno in piena  autonomia. Non che gli agricoltori siano meno “morti” degli altri, ma nel caso della edilizia è evidente che le responsabilità dei decessi sia da riportare anche alla organizzazione ed alle condizioni dell’ambiente di lavoro, come attestato dalle numerose indagini della magistratura e degli organi di stampa.

4 risposte

21 05 2009
carlo gozzini

sono un libero professionista specializzato sulla sicurezza sul lavoro sono disponibile a fornirvi consulenza

5 08 2009
reale

Egregio Sig Carlo Gozzini

purtroppo il problema della sicurezza sul lavoro come tutti i problemi e un problema complesso e servono tante idee per venirne a capo, la prima eche ogni lavoratore , in caso di mancato incidente deve fare comunque una segnalazione ad un ufficio competente, per esempio quando feci l autista , rischia la vita un paio di volte, la prima quando mi esplose un pneumatico sul asse anteriore della simperit, la seconda quando mi cadde il cassone del camion in terra, per sempio nel campo dei trasporti, ce molto fanatismo e anche ignoranza da parte dei adetti ai lavori,
1) la scuola guida che fornisce una patente per guidare un camion non forma assolutamente la persona a guidare il camion in molte circostanze, evero che sarebbe impossibile preparare una persona in modo tale che su strada e sui cantieri sappia cio che faccia sempre con qualunque camion, a tale scopo servirebbe un sistema leggero e poco costoso di addestramento, per esempio tramite internet, sa quante volte mi sono ritrovato nella condizione di non capire cio che accadeva?? molte, per esmepio in un campo dove credevo di ribaltarmi, invece no ando bene.
2) fare tesoro di ogni esperienza, e vero mancano completamente leggi adeguate, per esempio un caso come il mio dove il pneumatico esplose, servira una denuncia da parte del azienda, o mia, segnalare questo problema e creare un decreto dove si vietava la vendita dei pneumatci di tale marca, con tanto di indagini, o per lo meno, il vietare di montarli sul asse anteriore, ma nulla non interessa nessuno.
3) spesso le persone fanatiche anche di guadagnare , non credono a cio che pensano gli ingegnieri, ecco che quasi tutte le aziende di trasporto terra non rispettano mai il peso trasportabile, almeno al interno delle cave, succede che dopo un po di anni, il camion cade a pezzi con conseguenze anche gravi, basterebbe spiegare alle persone cio e spedire ogni tanto i carabinieri al interno di cave e cantieri.
4)la colacem che e ora una multinazionale , ha dei manager che pensano solo al guadagno,e non hanno la minima conoscenza del lavoro sul cantiere, infatti il mio datore di lavoro, danilo mercorella di gubbio, mi spiego che quando a decidere del importo dei applati c era il titolare ovvero pasquale colaiacovo, tutto andava bene, i soldi erano giusti, e non c era bisogno di sfruttare come limoni, mezzi ed operai, ora che ci sono dei scagnozzi, che forse si rubano una parte dei soldi, le piccole aziende che lavorano sotto le multinazionali come la colacem sono in affanno, e sono obbligate a lavorare per pochi soldi.

5) infine tra i tanti limiti ed i tanti problemi che causano morti sul lavoro, ce lo stress del incivilta moderna, che a qualcuno come me,. causava insonnia, cosi ho dovuto guidare il camion su strada e sul cantiere dopo delle notti insonne, eh si avevo iniziato da poco e se dicevo al datore il mio problema mi avrebbe licenziato, cosi per non litigare pesantemente con i miei genitori guidai senza fiatare, ma certo non e il massimo, credo che una buona legge dovrebbe categoricamente impedire alle persone di guidare o di fare lavori pericolosi dopo una notte insonna,
spero di non averla annoiato
mi faccia sapere

real

23 09 2009
Maurizio

Domenico Vona, 47 anni, operaio. Ammazzato nel 1967 dal costruttore romano Renato Armellini che faceva lavorare gli operai al cantiere senza misure di sicurezza già obbligatorie per legge. Un gruista ubriaco colpì mio padre con una tonnellata di materiale dietro la schiena e papà cadde dal terzo piano. Morì dopo una settimana di agonia. Mio fratello, 18 anni, nuovo capofamiglia e primo di 5 figli, andò negli uffici di Renato Armellini per chiedere un PRESTITO di 300 mila lire per la bara. Non avevamo una lira. Non venne ricevuto. Il processo durò quasi 10 anni (superati gli stessi sarebbe andato in prescrizione). Renato Armellini fu condannato e la vita di papà è valsa 4 milioni di lere a componente familiare (nel 1978) e lui non fece un giorno di galera. Ultimamente Walter Veltroni ha premiato la figlia di Renato Armellini al valore e all’impegno di questo squallido personaggio per essersi contraddistinto come imprenditore e costruttore. Non ho altro da aggiungere.

29 10 2009
mario

Difficile fare un commento ad una storia così esemplare. Piuttosto porrei una domanda.
Sappiamo, considerando anche le statistiche per difetto dell’ INAIL, che la maggioranza dei morti sul lavoro sono operai morti mentre producono per far ricca la società e sopratutto l’esiguo numero di persone poste all’apice della piramide sociale. Sono operai agricoli, edili dell’industria e dei servizi.
Chiedo è la condizione di questi operai mutata dal 1967 ad oggi?
Certo obbieterà la società civile, è stato introdotto lo statuto dei lavoratori, la normativa 626, RLS nei posti di lavoro ecc.
Date un’occhiata alle statistiche, la 626 non ha influito granchè, dalla sua introduzione sul numero dei morti, dei mutilati e dei feriti. Il caso di Dante De Angelis, sta lì a ricordarci a quale tipo di intimidazioni sono i RLS sottoposti. Ma sopratutto quanti sono i padroni responsabili della morte di decine di migliaia di operai, dal 1967 ad oggi, condannati al carcere?
Un lettore di Operai Contro

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